Un sorriso armonioso non è solo una questione estetica: un corretto allineamento dei denti e un buon rapporto tra le arcate sono fondamentali per masticare in modo efficiente, respirare bene e prevenire disturbi a carico dell’articolazione temporo-mandibolare. La malocclusione di 2ª classe (o Classe II di Angle) è una delle condizioni ortodontiche più comuni e, se non trattata, può avere ripercussioni significative sia funzionali sia estetiche.
Cos’è la malocclusione di Classe II
La classificazione delle malocclusioni più diffusa in odontoiatria è quella introdotta da Edward Angle alla fine dell’Ottocento, basata sul rapporto tra il primo molare superiore e il primo molare inferiore. Nella Classe II, il molare inferiore si trova in una posizione più arretrata rispetto alla norma, creando un disallineamento antero-posteriore tra le due arcate.
In termini più semplici, chi presenta una malocclusione di Classe II mostra tipicamente i denti superiori che “sporgono” rispetto a quelli inferiori (il cosiddetto overjet aumentato), e spesso il mento appare arretrato rispetto al profilo ideale del viso. Questa condizione può essere dovuta a un eccesso di crescita del mascellare superiore, a un deficit di sviluppo della mandibola, o a una combinazione di entrambi i fattori.
Divisione 1 e Divisione 2
La Classe II si suddivide ulteriormente in due divisioni. Nella Divisione 1, gli incisivi superiori sono inclinati in avanti (protrusione), creando uno spazio evidente tra i denti anteriori superiori e inferiori quando la bocca è chiusa. Nella Divisione 2, gli incisivi centrali superiori sono invece retroinclinati (piegati all’indietro), mentre i laterali sono spesso vestibolarizzati. In questa variante l’overjet può essere meno evidente, ma si associa frequentemente un morso profondo (deep bite), con gli incisivi inferiori che toccano il palato.
Cause della malocclusione di Classe II
L’origine di una Classe II è quasi sempre multifattoriale, con una componente genetica preponderante su cui si innestano fattori ambientali e comportamentali.
Fattori genetici
La forma e le dimensioni delle ossa mascellari sono in larga parte ereditarie. Se uno o entrambi i genitori presentano una Classe II, la probabilità che i figli sviluppino la stessa condizione è significativamente più alta. Il modello di crescita scheletrica (a prevalenza verticale o orizzontale) è anch’esso geneticamente determinato e influenza il rapporto tra le arcate.
Abitudini viziate
Nei bambini, alcune abitudini protratte nel tempo possono influenzare negativamente lo sviluppo delle arcate e contribuire all’instaurarsi o all’aggravamento di una Classe II. Tra le più comuni si annoverano la suzione del pollice o del ciuccio oltre i 3-4 anni, la deglutizione atipica (in cui la lingua spinge contro gli incisivi superiori durante l’atto deglutitorio), la respirazione orale abituale (che favorisce una crescita verticale del viso e limita lo sviluppo trasversale del palato) e l’interposizione del labbro inferiore tra le arcate.
Perdita precoce di denti decidui
Come descritto nell’articolo sulla caduta dei denti da latte, la perdita prematura di elementi decidui senza l’uso di un mantenitore di spazio può alterare il percorso eruttivo dei denti permanenti e contribuire a modificare i rapporti tra le arcate.
Come si riconosce: segni e sintomi
La malocclusione di Classe II può manifestarsi con una serie di segni riconoscibili anche dall’occhio non specialistico, anche se la diagnosi definitiva richiede sempre una valutazione ortodontica.
I segnali più evidenti includono i denti superiori anteriori che appaiono sporgenti o “a coniglio”, il mento che sembra piccolo o sfuggente rispetto al resto del viso, le labbra che faticano a chiudersi completamente a riposo, un sorriso gengivale eccessivo (gummy smile) e difficoltà a mordere con i denti anteriori (ad esempio nel tagliare un filo o mordere una mela).
Dal punto di vista funzionale, la Classe II può associarsi a problemi di masticazione, maggiore predisposizione a traumi dentali (i denti sporgenti sono più esposti a urti), disturbi respiratori legati al ridotto spazio delle vie aeree e tensioni a carico dell’articolazione temporo-mandibolare.
Diagnosi cefalometrica
La diagnosi accurata di una malocclusione di Classe II richiede, oltre all’esame clinico, una serie di esami strumentali specifici.
La teleradiografia latero-laterale del cranio è l’esame fondamentale su cui si basa l’analisi cefalometrica: una radiografia standardizzata del profilo del cranio sulla quale l’ortodontista traccia punti, linee e angoli di riferimento per quantificare il rapporto tra le strutture scheletriche e dentali.
L’analisi cefalometrica permette di distinguere se la Classe II è di origine scheletrica (dovuta a un disarmonico rapporto tra mascella e mandibola), dentale (legata alla posizione dei denti) o mista. Questa distinzione è cruciale perché orienta la scelta del piano di trattamento più appropriato.
Completano il quadro diagnostico l’ortopantomografia (radiografia panoramica), le fotografie cliniche intra ed extraorali, i modelli in gesso o digitali delle arcate e, in alcuni casi, la tomografia computerizzata cone beam (CBCT) per una valutazione tridimensionale delle strutture.
Opzioni terapeutiche
Il trattamento della malocclusione di Classe II varia in base all’età del paziente, alla gravità della condizione e alla componente predominante (scheletrica o dentale).
Terapia intercettiva (nei bambini)
Nei pazienti in fase di crescita (generalmente tra i 7 e i 12 anni) è possibile intervenire sullo sviluppo scheletrico con dispositivi funzionali che guidano la crescita mandibolare in avanti o frenano l’eccesso di sviluppo del mascellare superiore. Tra i dispositivi più utilizzati ci sono l’attivatore di Andresen, il Bionator, il Twin Block e la trazione extraorale (arco di Kloehn). Questa fase di trattamento sfrutta il potenziale di crescita residua del paziente e può ridurre significativamente la discrepanza scheletrica, semplificando o addirittura eliminando la necessità di un successivo trattamento con apparecchio fisso.
Ortodonzia fissa
L’apparecchio fisso multibande (i classici “brackets”) resta lo strumento più versatile per il trattamento della Classe II in pazienti adolescenti e adulti. Attraverso l’applicazione di forze calibrate, permette di allineare i denti, correggere l’overjet e migliorare i rapporti occlusali. In molti casi vengono utilizzati dispositivi ausiliari come elastici intermascellari di Classe II, molle o mini-viti per ancoraggio scheletrico.
Allineatori trasparenti
Gli allineatori trasparenti (come Invisalign) rappresentano un’alternativa estetica all’apparecchio fisso tradizionale. Grazie ai progressi tecnologici, oggi è possibile trattare anche malocclusioni di Classe II di entità lieve-moderata con questa metodica, che prevede una serie di mascherine rimovibili realizzate su misura e sostituite ogni 1-2 settimane. Gli allineatori sono particolarmente apprezzati dai pazienti adulti per la loro discrezione e il comfort di utilizzo.
Chirurgia ortognatica
Nei pazienti adulti con Classe II scheletrica severa, in cui la crescita è ormai conclusa e la sola ortodonzia non può compensare la discrepanza tra le basi ossee, la soluzione più efficace è la chirurgia ortognatica. L’intervento, eseguito in anestesia generale, riposiziona chirurgicamente la mandibola (e/o il mascellare superiore) nella posizione ideale. Il trattamento ortodontico pre- e post-chirurgico è parte integrante del percorso e garantisce la stabilità del risultato.
Prenota una visita ortodontica
Se riconosci alcuni dei segni descritti in questo articolo, in te stesso o nel tuo bambino, il passo più importante è una valutazione ortodontica specialistica. Presso lo Studio Dentistico Cutuli a Napoli eseguiamo un’analisi completa dell’occlusione e dello sviluppo scheletrico, per proporti un piano di trattamento personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche. Contattaci per prenotare la tua prima visita ortodontica.
Articolo a scopo informativo. Non sostituisce il consulto medico professionale.

